giovedì 17 dicembre 2009

L'inquietudine

Riconosco di vivere un momento importante della mia vita. Mi sento più cosciente, più consapevole di me stessa. Conosco i miei limiti, mi espongo solo il necessario e, allo stesso tempo, non mi nascondo, non indosso maschere inutili, cerco di mostrare il più possibile chi sono veramente. Semmai uso quella che riconosco come educata diplomazia, per evitare dissapori inutili, malcontenti che possono sforare in incomprensioni, dovuti a prese di posizione troppo personali che non portano mai a nulla.

Vorrei tanto che queste riflessioni non avessero l’aria di bilancio. Una forma di fare i conti con se stessi che si ripete alla cadenza di ogni Natale. E non so per certo se è così però, mi rifugio nella lettura e, rivolgendomi ai poeti preferiti del secolo passato, usando le loro parole - che tanto mi fanno pensare e tanto s’identificano ai miei pensieri -, ho trovato finalmente qualcuno che, nonostante non esista più, nonostante sia stato un Grande della letteratura mondiale (al quale non sarei stata degna di avvicinarmi alla sua ombra), disse cose che, a distanza di tanto tempo, oggi ancora permettono che io possa comprendere me stessa: FERNANDO PESSOA – Libro dell’Inquietudine – dell’eteronimo Bernardo Soares.

- “Vivere è essere un altro. Neanche sentire è possibile se oggi ci si sente come ieri si sentiva; sentirsi oggi lo stesso di ieri non è sentire – è ricordare oggi ciò che si è sentito ieri, essere oggi il cadavere vivo di quella che ieri è stata la vita perduta.” – se pensiamo che è stato scritto negli anni trenta, spaventa l’attualità. Indica semplicemente che, vivere allora, come vivere oggi, non cambia. I sentimenti sono sempre gli stessi.

e

- “Nella gioventù siamo due: esiste in noi la coesistenza della nostra propria intelligenza, che può essere grande, e della stupidità della nostra inesperienza, che forma una seconda intelligenza inferiore. Soltanto quando arriviamo all’altra età avviene in noi l’unificazione. Da lì l’azione sempre frustrata dalla gioventù – dovuta, non solo all’inesperienza, ma alla sua non unità.” – ecco che mi ritrovo. Sono nella tappa dell’unificazione.

e

- “In me, quel che c’è di primordiale è l’abitudine e il modo di sognare. Le circostanze della mia vita, sin da bambino solo e calmo, altre forze, forse, modellandomi da lontano, per ereditarietà oscure al suo sinistro taglio, hanno fatto del mio spirito una costante corrente di vaneggi. Tutto ciò che sono è in questo, ed anche quello che in me più assomiglia, lontano dal distaccare il sognatore, appartiene senza scrupolo all’anima di chi soltanto sogna, elevata lei al suo più grande grado. Voglio, per mio proprio gusto di analizzarmi, a misura che questo mi aggiusti, andar ponendo i processi mentali che in me sono uno solo: esso, di una vita votata al sogno, di un’anima educata solo al sognare. “ - in me il sogno viene costantemente interrotto da una realtà che disprezzo e che vorrei, anzi sogno, di abbandonare.

e ancora, per finire:

- “Da qui l’abilità che ho acquisito nel seguire varie idee allo stesso tempo, osservare le cose e allo stesso tempo sognare argomenti diversi, stare a, allo stesso tempo sognando un reale ponente sul Tago reale, e una mattinata sognata su di un Pacifico interiore; e le due cose sognate s’intercalano una all’altra senza mischiarsi, senza confondersi propriamente più dello stato emotivo diverso che in ognuno provoca, e sono come qualcuno che vide passare per strada molta gente e, simultaneamente, sentisse da dentro le anime di tutti – il quale avrebbe a che fare in un’unità di sensazione - allo stesso tempo che avrebbe visto i vari corpi – questi gli avrebbe visti diversi – incrociarsi sulla via piena di movimenti di gambe.” – ciò mi capita invece quando mi dedico a più letture, come ora, passando da un autore all’altro, sempre con grande stupore e meraviglia, perché questo cammino, fatto di tante lettere, mi affascina sempre di più.

All’uomo che vive legato a quel che è stato e che non potrà mai essere. All’uomo che, giovane, non si unisce mai al vecchio e che, vecchio, sa di portare dentro di se il peso di due uomini, ma non dimostra mai di sostenere una zavorra. All’uomo che, per tutta la vita, si fa cullare dal sogno e da questo trae le idee, e da queste trae la propria vita. A tutti questi esorto a trovare il tempo di non pensare a cose troppo serie, a coltivare i propri sentimenti e far leva che il proprio spirito sopravviva al poco caso e alle cose inutili. Nutrite le vostre anime perché diventino eterne.

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