domenica 12 febbraio 2012

Il linguaggio prima delle parole di Lynne Murray e Liz Andrews (collana Manuali, Mattioli1885)

 Perché alcuni bambini piangono più di altri? Qual è la tecnica migliore per aiutare il neonato a prendere sonno? E i giochi per divertirsi insieme? Ogni bambino è una creatura unica e straordinaria, con i propri gusti e con la propria particolare sensibilità. Imparare a comprenderlo fin dalla nascita, cogliendo ogni aspetto della sua esperienza, è sicuramente il modo migliore per prendersi cura di lui. Questo libro, frutto dell’esperienza di due professioniste del settore, è molto di più di un semplice manuale illustrato: accompagnati da un testo semplice e da tanti utili consigli, dei veri e propri racconti per immagini catturano tutti i segreti di un rapporto molto speciale, per imparare a capirsi ancor prima delle parole...
Lynne Murray è Professore di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Reading, e Honorary Senior Fellow al Dipartimento di Psichiatria all’Università di Cambridge. Liz Andrews ha lavorato al NHS per più di 20 anni e dal 1996 al 2000 come ricercatore Health Visitor nell’Unità

L’America Latina tra sviluppo, dipendenza e diritti umani di Marta Vignola (Besa editrice)

 Per ricostruire la genealogia dell’attualità era opportuno partire dal Cile come case study. La necessità di ripercorrere la biografia cilena nasce dalla possibilità di osservare l’attuale crisi neoliberista globale da lontano, fin dal suo esordio. Il Cile è stato il primo Paese a sperimentare sul corpo sociale il fallimento delle teorie friedmaniane e a sopportare una duplice forma di impunità: quella legata alla violazione dei diritti umani commessi dallo Stato terrorista del dittatore Augusto Pinochet e quella legata alle conseguenze delle politiche neoliberiste.
Finora il continente latinoamericano è stato raramente considerato un possibile terreno di studio rispetto alle strategie politiche, economiche e sociali che sono state messe in campo tanto dagli attori istituzionali quanto dalla società civile, nonostante proprio nel cortile di casa nord americano la stessa crisi che sta attraversando oggi l’occidente sia passata quasi un decennio fa.
La crisi capitalista e i processi di globalizzazione nel continente desaparecido si sono trasformati in una opportunità di ridisegnare una forma di economia e di politica non finalizzata alla massimalizzazione del profitto ma alla produzione di un’etica sociale alternativa a quella del mercato.
Movimento Nazionale Imprese Recuperate, Indigeni, Piqueteros, Organizzazioni per i Diritti Umani, questo è lo specchio dove potremmo guardare, questo è ciò che il dopo neoliberismo ha prodotto, in parte, nella società latinoamericana. E lo potremmo fare iniziando anche a immaginare una decolonizzazione del pensiero, per imparare dal sud attraverso una epistemologia del sud. Un sud (o meglio una molteplicità di sud) non inteso come area geografica ma come metafora dei dominati e degli oppressi, come luogo in cui le conseguenze della globalizzazione sono state pagate in termini di povertà, arretratezza e sfruttamento. Un sud che però oggi è in grado di rovesciare un canone economico, politico, sociale ed epistemologico e ripartire verso forme di sviluppo indipendenti e autonome.

Marta Vignola si occupa da anni di tematiche relative alla tutela dei diritti umani con particolare riguardo all’America Latina oltre che di temi relativi alla sociologia politica e al diritto internazionale. Tra le sue pubblicazioni: A national way to international justice? International courts vs. national proceedings in Critical Review of Social and Juridical Sciences, Universidad Complutense de Madrid, n. 24, 2009; Situazione giuridica delle minoranze indigene in Cile in I diritti dei popoli indigeni, a cura di F. Marcelli, Aracne editrice, Roma 2009; Quale diritto nell’era della globalizzazione in Diritti dell’uomo – Cronache e battaglie (Organo dell’Unione Forense per la tutela dei diritti dell’uomo), n. 2, Roma 2008.



sabato 11 febbraio 2012

DELLE NUVOLE - Poesie di Mariella Bettarini (LaRecherche.it). Con una nota introduttiva dell’autrice

“cavalle mie - strepitose nuvole / che non abbisognate d'unghie / né d’unghie né di zoccoli / né di zoccoli o cielo / perché un girovagabondo galoppo / voi prenda”
Ho ideato questa breve raccolta - che via via lentamente si è andata componendo - spinta da ciò che spinge e muove da sempre il fare poetico: l’osservazione, la constatazione di ciò che esiste, la contemplazione, lo stupore, e poi la lunga dimenticanza e ancora l’osservazione, la meraviglia, il rapporto cangiante fra ciò che appare e ciò che - di quanto appare - non si conosce, ossia l’ignoto, l’inconoscibile e via via, circolarmente ma anche spiralicamente. Non dissimile, credo, nella sua origine, la passione dello scienziato, del biologo, del chimico, del botanico, dell’astronomo. […]
(Dalla nota introduttiva dell’autrice)
Mariella Bettarini è nata nel 1942 a Firenze, dove vive e lavora. Ha insegnato per venticinque anni nelle scuole elementari. Dagli anni Sessanta ha collaborato a più di centocinquanta fra giornali e riviste con scritti di critica e sui rapporti tra letteratura e società. Nel 1973 ha fondato il quadrimestrale di poesia “Salvo imprevisti”, che nel 1993 ha preso il titolo de “L’area di Broca”, semestrale di letteratura e conoscenza. Dal 1984, con Gabriella Maleti, cura le Edizioni Gazebo.
Dal 1966 ha pubblicato una trentina tra libri e plaquettes di poesia (tra cui si ricordano l’auto-antologia Tra lustri ed oltre, Poesie vegetali, Delle nuvole, Asimmetria, Zia Vera – infanzia, Per mano d’un Guillotin qualunque, Haiku di maggio, Nursia, con G. Maleti; La scelta – la sorte, ecc.) otto di narrativa (tra gli altri: Psycographia, Amorosa persona, La testa invasa, Il libro degli avverbi), oltre a due volumi di saggi: Felice di essere (scritti sulla condizione della donna e la sessualità) e, con Silvia Batisti, Chi è il poeta? (interviste a 33 poeti). È presente con prefazioni ed interventi critici in volumi di poesia, antologie e saggi. Negli anni Settanta ha tradotto (su rivista e in volume) scritti di Simone Weil. Assieme ai genitori di Alice Sturiale ha curato Il libro di Alice (Polistampa, 1996; indi Rizzoli 1997; ristampe nella BUR) tradotto in varie lingue. Nel 2003 e nel 2004 Amelia Sucapane ed Alessia Orsini hanno discusso una tesi dal titolo “L’opera poetica di Mariella Bettarini” rispettivamente presso l’Università “La Sapienza” di Roma (relatrice Biancamaria Frabotta) e quella di Chieti (relatore Giancarlo Quiriconi).  Nel 2008, con Gazebo Libri, ha pubblicato una autoantologia del suo lavoro poetico, dal titolo A parole – in immagini (1963-2007). Nel 2010, con laRecherche.it, ha pubblicato l’eBook Poesie per mia madre, Elda Zupo, liberamente scaricabile al seguente indirizzo: 

venerdì 27 gennaio 2012

Ecco “Pandereski” di Cristiana Koll (Youcanprint)


“Pandereski” di Cristiana Koll, edito da Youcanprint, è il romanzo di esordio di un’autrice che dimostra, già da questa sua prima opera, una grande competenza per quanto riguarda gli scenari e i materiali presenti nella narrazione. La storia parte da un evento luttuoso: la morte del padre della protagonista Emma, giovane donna che sogna di trasformare la sua passione per la matematica in una professione. Dopo il funerale uno dei fratelli di Emma le dà una busta, che contiene le ultime volontà del padre … o meglio delle indicazioni per raggiungere un notaio a Milano, il quale custodisce una busta apribile solo a morte avvenuta del genitore. Emma accetta il suo destino, e raggiunge il capoluogo lombardo, venendo ospitata da un suo vecchio amico. L’autrice insinua nel lettore il germe del dubbio e del sospetto: a una normale fase, tipica, contraddistinta dalla cordialità per Emma, ne segue una in cui il suo vecchio amico sembra via via come “spersonalizzarsi”, quasi sia controllato a distanza come un automa. Non saranno queste le uniche cose che sarà costretta a scoprire Emma nel corso della storia, purtroppo ciò che la attende, in un susseguirsi di vicende bilanciate da un sapiente gioco di incastri della narrazione, sarà una verità ben più grande, un gioco di denaro, potere e segreti che coinvolgerà il mondo intero. Emma sta per scoprire che forse tutta la sua vita è stata una gigantesca, assurda finzione. Qualcuno ha cancellato in un istante le sue radici, i suoi ricordi, tutto, per occultare la verità su suo padre. Toccherà a Emma scoprire chi era il suo vero padre e quale ruolo aveva in un’importante agenzia privata che si occupava di intelligence. Al lettore il piacere di scoprire quale storia nasconde il passato di Emma e quali implicazioni potrebbe avere il suo futuro, che potrebbe coinvolgere il destino di tutti gli abitanti del mondo.

Una storia da non perdere, un viaggio mozzafiato dall’Italia agli Stati Uniti, passando per la Russia e l’Austria, un turbinio di avventure ad alta densità di adrenalina!

Dal sito di Youcanprint.it

“Scoprire che le proprie radici non esistono più. Sapere che il suo vero padre è a capo della più importante agenzia privata di intelligence. Puntare tutto su due amici. Essere salvata dalla Cia. Una serie di avvenimenti e disavventure che la porteranno dall’Italia agli Stati Uniti, passando per altri Paesi Europei. Emma Parker rischia la vita per conoscere la verità. “Pandereski” è il primo libro di una serie dedicata al ‘giallo’ vecchio stile, che punta sulle indagini e sul ragionamento piuttosto che sulle analisi chimiche.”

“Pandereski”, di Cristiana Koll, Narrativa, Agosto 2011, pp. 298, 9788866182450

lunedì 3 gennaio 2011

Perduta tra il gusto di vivere e il vivere per il gusto

E’ così che mi sento. Una specie di gradevole smarrimento che non mi permette di dare una definizione al mio permanente stato d’animo. Non che sia effettivamente importante trovare una definizione. Trattasi forse di una questione di sensi, cosa a cui sono molto attenta. Infatti tra i cinque sensi che Dio mi ha dato, sono due quelli che più spiccano: il palato e l’olfatto. Sin da quando ero piccola mi hanno segnato tutte le età, ogni evento importante, ed i luoghi e le persone che ci hanno partecipato.

Immagino quindi che per segnare la vita delle persone e avvicinarle a noi sia sufficiente legarle ad uno dei sensi. E’ quello che cerco di fare poiché avverto la necessità di lasciare buoni ricordi a chiunque mi conosca. E pazienza se non ci riesco sempre! Probabilmente pochi si ricorderanno di me ma, alla fine, non dimenticheranno, ad esempio, la mia torta al cioccolato. Una vecchia ricetta usata da mia madre che si è trasformata nel mio cavallo di battaglia dei dolci. Semplicemente una conquista del palato. Eppure, come diceva una zia molto amata, nulla ha più sapore ed è più gustoso di un bel piatto preparato con tanto amore e tanta voglia di far gradire. Concludo che non sarà l’ingrediente buono in assoluto, e cioè, il cioccolato, a rendere la torta tanto appetibile, ma la mia voglia incommensurabile di gradire.

Ho degli amici che attendono i nostri incontri intorno alla mia tavola come un evento dal quale non possono esimersi né mancare. Il solo rimandare per subentrati altri impegni gli rendono malinconici, ma non per molto. Sanno che gli attendo con la porta aperta e il piatto pronto, fumante, ad emanare odori che aprono le narici e il cuore allo stesso tempo.

Insieme a me dimenticano diete e restrizioni per affondare i denti in consistenze morbide o croccanti che compensano qualunque attesa, scoprendo gusti e sapori che saranno abbinati, più in là, al mio sorriso, alla mia gioia di aver fatto cosa gradita, di averli ricevuti con le braccia aperte.

Tra un boccone e l’altro poi, stanno a sentire i miei racconti e avvertono il mio interesse per le loro vite, il mio entusiasmo per i loro progressi e il mio disappunto per il tempo tiranno, che me li porta via alla fine della serata, rimandando il piacere di stare insieme ad un tempo che nessuno di noi sa quando sarà.

Si dice che siamo ciò che mangiamo. Veniamo creati da ciò che ci ha dato nutrimento. Cresciamo nutrendoci e moriamo soltanto quando il corpo non ha più bisogno di essere nutrito né di esistere. E’ naturale quindi cercare nel semplice gesto del nutrimento un piacere che invoca la continuità della nutrizione negli anni, magari anche senza troppi danni.

Fortunatamente possiamo vantare una crescita sociale e spirituale tale da non dover ricorrere alla caccia per sfamarci. E dopo aver scoperto la scrittura, l’uomo ha scoperto di poter nutrire anche il cervello.

Io so di aver bisogno di nutrirmi anche di libri, oltre che di buon cibo. Per me il piacere è tale e quale. Leggere un bel libro è come gustare una buona pietanza. La lettura mi trasporta nei luoghi che vedo tra le righe, tra le persone che sento parlare sulle pagine, e mi fa assaggiare e gustare ciò che sentono i personaggi. Mi amalgamo alle parole, condivido i pensieri e li porto con me nei giorni. Mica sempre, ma in alcune volte quanto ho letto finirà per ripetersi nel mio quotidiano.

All’alba di questo nuovo anno - dal quale non pretendo nulla in particolare, se non il poter continuare a gustare le cose buone della vita assieme alle persone con cui posso condividere lo stesso principio - ho con me soltanto una certezza: che è necessario, sì, nutrire la mente per saper nutrire il corpo, ma fatto ciò, serve aprirsi al gusto di vivere intensamente, assaporando ogni momento come si assapora un cibo, indagando sulle spezie e sui particolari ingredienti che lo costituiscono. Magari non gradiremo tutti, esattamente come non gradiamo i fatti che avvengono, le persone che incontriamo o che perdiamo, ma senza provare ogni cosa non sapremo mai se le nostre scelte sono state giuste o meno.

Così il vivere diventa un gusto se, nella ricerca di cosa veramente ci rende felici, proviamo piacere nelle cose più semplici, nella gioia di assistere ad un tramonto, nello stupore di un bambino che vede una farfalla in volo, nel piacere di toccare il pane caldo appena sfornato, piuttosto che bere una bella tazza di caffè con un amico che non vediamo da molto.

Ecco che trovo così il giusto equilibrio sul mio dilemma iniziale: gusto di vivere e il vivere per il gusto. Non sono affatto perduta, perché faccio passare tutto dal piacere. Per me e per gli altri.

Felice 2011!