martedì 10 marzo 2009

Il frutto del cuore

Sembra un errore della natura, ma è vero.
Il suo colore solitamente è l'arancione ma le varietà sono tante, spaziando dal giallo al rosso, senza cambiare la bellezza ed il gusto. E' delizioso! Nasce in un luogo caldo e umido abbastanza da trasformarlo in un otre morbido, che
porta dentro di sè un succo profumato e dolce. Sazia la sete, ma non sazia la voglia di continuare e berlo. Eppure il vero frutto è la noce che spunta a forma di virgola nella parte inferiore. Il malo è liscio e intaccabile. Per romperlo le mani si fanno a sangue, quindi meglio staccarlo e tostarlo. Dentro si trova un anacardo, una castagna tenera, dal sapore gentile, che a sentire la scienza, contiene mille proteine e vitamine che danno il buonumore e non fanno invecchiare. Si dice anche che faccia bene al cuore, e come non credere? Una volta che lo assaggi ti perdi di tanta passione.
Si chiama cajù. Si legge come se la J fosse una G, scivolata. Fa sognare, solo a vederlo e a ricordarlo. Fossi in voi andrei a cercarlo. E' proprio vicino. Solo dieci mila chilometri. Meglio prendere un aereo, però ... che gusto!

lunedì 2 marzo 2009

Vale la pena ascoltare oltre che vedere

La musica brasiliana per tradizione non è solo il SAMBA, ma assolutamente la BOSSA NOVA. Sono cinquant'anni che esiste. Un pò più giovane del rock, ma altrettanto rivoluzionaria. Ha cambiato il senso delle cose in un paese che cerca sempre cambiamenti per migliorarsi. Aihmè non sempre si riesce!
Degli artefici principali di questo genere musicale, tre sono i miei preferiti, grandi poeti, autori di vere poesie cantate, Vinicius de Moraes, Toquinho e Antonio Carlos Jobim.
Un anno fa ho avuto il piacere di assistere al concerto di Toquinho. Veramente una chitarra magica, che fa sognare e battere il ritmo persino a quelli che di ritmo non sanno proprio niente.
Ho aggiunto quella stupenda serata ai miei trofei perché ho potuto stringere la mano di Toquinho e accorgermi che i veri artisti sono molto vicini all'umanità.
Trovare ora, sul WEB (cliccate sul titolo), un assaggio di bossa nova fa solo piacere.

martedì 24 febbraio 2009

Dopo la follia

Oggi è l'ultimo giorno di carnevale. Da tanto non so più cosa significhi festeggiare questi giorni. Per me non ha nessun senso. Eppure, vengo da un paese che non misura regole per esortare questa festa. Il ritmo incalza sino a notte fonda e la folla si trova ancora ballando alle sei del mattino. Il mercoledì delle ceneri arriva nel totale silenzio della gente che dormirà fino a pomeriggio, o forse il giorno seguente.

Ieri guardavo il sito di una grande testata giornalistica brasiliana. Mi sono inorridita. Nulla è cambiato da che ero una bambina. L'importante per i politici continua ad essere la distrazione del popolo. Che si diverta pure! Che il mondo si fermi per far passare solo la gioia e l'allegria! Che la gente si ubriachi e viva questi giorni di follia, dimenticando l'estrema povertà, dimenticando la legalità e tutto quanto può render più degno un paese.

Dopo domani la vita continuerà allo stesso ritmo. Ci vorrà un anno intero per parlare ancora del carnevale brasiliano. Di miseria e di fame si parlerà, come un dramma che affligge quelli che la passano, e non avendo abbastanza forza per gridare, passeranno... inosservati, come sempre.

lunedì 19 gennaio 2009

Questione di sensi

Ti accorgerai quando l’età non ti concederà di aguzzarli ancora.
Scoprirai che c’è un senso che serve ad ogni ora
ed un senso che ti chiede di capire il proprio tempo.
Finché non li assaporiamo tutti, non possiamo dire
di aver vissuto in pieno, fosse anche da vecchi.
Provare la delizia di ogni senso, nella completezza che, lo stesso,
è capace di offrire, e trasportare il tutto nella cassaforte della memoria,
per dopo soffermarci nei momenti in cui non ci restano che ricordi.
Quando meno ci aspettiamo siamo lì, a trafugare in fondo,
nella mente assopita dagli eventi accumulati negli anni:
sapori, odori, rumori, immagini e sensazioni.
Quei cinque sensi che hanno segnato tutti i giorni di un’esistenza.
A cominciare dall’infanzia, il più lontano ricordo
che non può portare oltre a delle sensazioni visive e tattili,
di cose che non esistono più, e che ci chiediamo come mai?
se era così bello…
Poco prima dell’adolescenza, nell’età della lingua, direi,
quella che ti ricorda un sapore di un non so ché,
che non esiste più, e ti chiedi come mai,
se era così buono…
In piena giovinezza, l’età dell’udito,
quella che ti fa conservare i rumori tanto quanto i rancori,
quando le canzoni ti fanno innamorare.
In verità è allora che tutti i sensi sono molto all’erta,
con la funzione di piacere e di piacerti,
e tu nemmeno sai che è l’età del vero godimento.
Potrai ricordare poi, quando di sensi
ne avrai già perso qualcuno, e non solo quelli,
e ti accorgerai che più di un piacere non esiste più,
e ti chiederai come mai,
se era tutto così perfetto…